giovedì 29 ottobre 2015

Musica con Casciano - BARBERSHOP JAZZ TRIO

Spesso su ECO16 si parla di progetti musicali di Roma e dintorni.

Un progetto che ritengo interessante è il trio Barbeshop Jazz Trio, composto da Giuseppe Caliccia al contrabbasso, Andrew Potts al pianoforte e Sabrina Dimitri alla voce.
Il loro repertorio spazia dai classici del jazz, toccando anche brani del repertorio pop italiano, rivisitati sempre in chiave jazz, rendendo il loro ascolto piacevole sia per gli appassionati del jazz sia per gli amanti della buona musica in genere.
Ho avuto il piacere di intervistare Giuseppe Caliccia:

Come è nato il progetto Barbershop Jazz Trio?
Il Barbershop Jazz Trio ha avuto origine dall’incontro di tre musicisti che oltre alla passione per il jazz condividono la passione per i linguaggi.
Andrew Potts e Sabrina Dimitri sono due linguisti mentre io sono un uomo di comunicazione.
La musica è una delle forme di espressione e comunicazione più dirette e con minori filtri. Questa sua caratteristica ci ha da sempre incuriosito e spinto a studiarla.
Inoltre, siamo tutti e tre dei chiacchieroni indomabili per cui molto spesso ci siamo trovati a confrontarci sull’uso e sull’etimologia della parola “Jazz” e sul mondo di parole e suoni che la circondano. Da lì è stato breve il passaggio al suonarlo.
Il nome della formazione è il nostro biglietto da visita e racconta la nostra idea di musica. I Barbershop quartet, infatti, erano delle formazioni di cori a cappella composti da quattro elementi che giravano per i barbershop americani all’inizio del secolo scorso per intrattenere i clienti. È stata proprio questa caratteristica di intrattenimento e fruibilità che ci ha spinto ad attingere al loro nome per proporre la nostra offerta musicale. Non nego, poi, che la mia barba e quella di Andrew abbiano contribuito alla scelta.
 
La passione per il jazz da dove nasce?
La nostra è una passione per la musica in generale. Il jazz ci ha rapito perché è un linguaggio musicale che lascia ampio spazio all’improvvisazione.
Come tutte le forme di comunicazione anche la musica può essere scritta, letta e parlata. La composizione equivale alla scrittura e l’esecuzione delle composizioni equivale alla lettura. Il fascino di esprimersi componendo mentre si suona è il fascino del mondo jazz. Questa caratteristica del jazz io la equiparo al parlare, al raccontare delle storie che non vengono comunicate mediante le lettere ma attraverso le note.
Ogni volta che io, Sabrina e Andrew cominciamo a suonare ci ritroviamo a continuare le chiacchiere che fino a poco tempo prima erano composte da parole. La cosa poi avviene in forma più ampia e coinvolgente insieme al pubblico.

Il jazz è un genere considerato un po’ di nicchia e solo per esperti, cosa ne pensi?
Purtroppo, nel corso degli ultimi decenni si è andata radicando, soprattutto in Italia, questa idea per cui il jazz è una musica difficile, di nicchia e per soli esperti. A contribuire a questo non nego che siamo stati anche noi musicisti. Spesso ci siamo preoccupati di suonare solo ciò che ci piaceva e che ci realizzava piuttosto che comunicare con il pubblico. Ci siamo concentrati, troppe volte, su noi stessi dimenticando che la musica è l’espressione e la rappresentazione delle nostre emozioni e dei nostri pensieri. Quindi, se in questa comunicazione viene a mancare il destinatario il tutto equivale a parlare da soli.
Inoltre, l’altra responsabilità, a mio parere, è dei mezzi di comunicazione che da moltissimo tempo hanno abbandonato la divulgazione del jazz concentrandosi su altri linguaggi musicali. Questo ha comportato che il pubblico ha perso dimestichezza con questa forma espressiva e con le sue regole ritrovandosi spesso a non comprendere quello che viene raccontato dal musicista.
Non dobbiamo dimenticare, comunque, che il jazz nasce come musica ricreativa e per la danza. Per tutta la prima metà del secolo passato il jazz è stata la musica di tutti e il suo ascolto non aveva funzione auto-celebrativa ma di puro divertimento.

Come si può farlo diventare più "popolare" e fruibile da un pubblico più vasto?
Aprendo il cassetto dei ricordi!
Il jazz non è una musica nuova e sconosciuta ma è un genere musicale che ha accompagnato l’umanità per tutto il ‘900.
Il jazz è la musica di moltissimi film e cartoni animati. È una musica che ci ha fatto sognare e che continua a farci sognare. È la musica che ha accompagnato la storia di gran parte delle persone nate prima degli anni ’80.
Purtroppo, quasi sempre questi brani che ci scaldano il cuore non vengono riconosciuti come jazz. Summertime, My Funny Valentine, Georgia on my Mind, All of Me, etc… Sono un patrimonio di tutti e sono Jazz.
A mio parere il grande pubblico ama molto il jazz e non occorre altro che suonarlo comunicando con passione avendo sempre presente che la musica è si di chi la suona ma, soprattutto, di chi la ascolta poiché ne determina il senso.

Come vedi la situazione musica dal vivo in Italia, nei locali, nelle piazze?
La situazione è compromessa per molteplici fattori. In parte, la burocrazia e le istituzioni non tengono conto del mercato e della difficoltà nel far uscire il pubblico da casa. Poi i mezzi di comunicazione, in particolar modo internet, non aiutano il musicista a proporre la propria offerta a fronte di una retribuzione ma solamente in maniera gratuita. Non da meno c’è la responsabilità dei musicisti che a differenza di altri professionisti troppo spesso tendono a lamentarsi rivendicando dei diritti senza mai concentrarsi sulla propria mancanza di proattività.
Cosa occorre fare non è certo facile a dirsi. Per quanto mi riguarda quello che chi riveste il mio ruolo può e deve fare è proporre eventi di interesse in grado di far rivivere la condivisione sociale della musica che da tempo si è persa a favore di un uso individuale di fronte al monitor.
Occorre riappropriarsi della cultura che per molti secoli ha reso l’Italia faro nel mondo e che ora la vede da troppo tempo vivacchiare di una rendita sempre più consumata.

Il vostro repertorio spazia da brani come ‘Summertime’, ‘BlueMoon’ a ‘I’ve Got You Under My Skin’, ma anche brani come ‘Tu si na cosa grande pe me’ o ‘La musica che gira intorno’, sempre rivisti in chiave jazz; avete anche brani originali?
Il nostro repertorio è composto da grandi classici del jazz e da brani della tradizione italiana che riteniamo coerenti con il nostro linguaggio e che ci danno forti emozioni.
Per quanto riguarda l’appuntamento con la produzione originale, preferiamo posporla a questo lavoro di riscoperta delle bellezze del jazz. Comunque, stiamo ragionando sulle modalità di un inserimento futuro e graduale di nostre composizioni. Poiché il jazz è già una interpretazione molto personale e ogni volta diversa dei brani suonati la nostra preoccupazione è prima di altre quella di dare uniformità alla nostra offerta per non cambiare radicalmente un percorso che ci rende soddisfatti e che sta incontrando i favori del pubblico.

Prossimi live?
Per i prossimi live abbiamo alcuni interessanti progetti in cantiere e, soprattutto, stiamo ragionando su una nuova forma concerto che permetta la fruizione della musica in maniera differente e più coinvolgente. Spero che già dalle prossime date sarà possibile presentarla. Ad ogni modo basterà seguirci sulla pagina facebook Barbershop Jazz Trio e si potranno avere di volta in volta tutte le comunicazioni riguardanti i prossimi appuntamenti.


Gianni Casciano (gianni.casciano@gmail.com)

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