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martedì 21 maggio 2013

ECO 16 protagonista a Colonna nel dibattito sulla centrale ad olio vegetale esausto


Ricordate l'articolo di Elena Taglieri sulla centrale elettrica ad olio vegetale esausto pensata per la vicina città di Colonna? (puoi rileggerlo cliccando QUI) Ebbene quell'articolo ha avuto un notevole seguito presso l'opinione pubblica nella cittadina, alimentando dibattiti e ponendo interrogativi fra la popolazione che, prima che dessimo la notizia, sembra proprio non sapesse nulla di questo progetto.

L'amministrazione comunale, con un manifesto, stigmatizzandoci come allarmisti, ha rotto il silenzio e ha iniziato a dare, finalmente, ai propri cittadini un po' di informazioni sull'impianto. Un altro manifesto, in risposta a quello del sindaco invece ci elogia e loda il lavoro nostro, ma soprattutto di Elena Taglieri, che ha completamente il merito di aver portato all'evidenza di tutti la questione.
Ora Elena ha scritto un nuovo articolo dal titolo COLONNA, CENTRALE AD OLIO PARTE SECONDA: FERMENTO TRA LA CITTADINANZA, IL COMUNE 'RASSICURA' (MA NON TROPPO). E INTANTO ALBANO LAZIALE TACE”. L'articolo, che è visibile qui, corredato di immagini e ricca documentazione, riprende la questione e mette un po' di puntini sulle i. Assolutamente da leggere!
F. A.



il primo articolo di Elena:
il nuovo articolo di Elena su Colonna

giovedì 28 febbraio 2013

INIZIATO IL CORSO PER ALLIEVI GUARDIE ECOZOOFILE DELL'A.N.P.A.NA. Futuri Agenti a tutela del territorio ambientale castellano e non solo

di Elena Taglieri


Con il patrocinio dell' Assessorato all'Ambiente, il giorno 15 dicembre 2012 è stato presentato presso la sala Consiliare di Palazzo Savelli il “Corso di Formazione nazionale per Allievi Guardie ECOZOOFILE” (GEZ), dell' A.N.P.A.N.A (Associazione Nazionale Protezione Animali, Natura e Ambiente)
Presenti, oltre all'Assessore Ing. Claudio Fiorani, le Dirigenze Superiori dell'A.N.P.A.N.A. Ispettore Regionale Dr. Giancarlo Di Marzio ed il Vice-Comandante Provinciale Dr. Vincenzo Avalle, nonché il Tenente Maria Luisa De Marco del Corpo della Polizia Municipale del Comune di Albano Laziale, l' Ispettore Capo Umberto Stazzi e le GEZ Gabriele Nicoletti, Claudio Quagliozzi, Alessandro Ficociello, Gaetano Coccellato.
Il Corso, che ha visto il proprio inizio giovedì 10 gennaio 2013, prevede moduli di 40 ore teoriche (con 1 incontro settimanale di circa 2 ore). Dopo le prime 4 lezioni i candidati, prima di poter proseguire i successivi incontri formativi, saranno sottoposti a verifiche scritte, strutturate sulle materie fino a quel momento affrontate ed inerenti soprattutto allo Statuto dei Soci ANPANA ed alle modalità operative e di intervento specifiche delle 'Guardie Ecozoofile'.
Un modo, questo, per poter sondare personalmente (in modo sereno ed onesto con se stessi) ma anche da parte del medesimo Direttivo ANPANA, il reale interesse a volere ricoprire un futuro ruolo professionale che, seppur svolto in forma volontaria e gratuita, richiede comunque che venga acquisita una solida preparazione normativa e legislativa in continuo aggiornamento, come pure un forte senso di responsabilità e di autodisciplina, ma non in ultimo, la capacità di fronteggiare eventi e situazioni critiche anche di forte impatto psicologico (si pensi alla scoperta in flagranza di illeciti ambientali e faunistici di media e alta gravità), al di là di ogni eventuale mero e fantasticato entusiasmo del solo vedersi indossare una divisa.
Solo successivamente ad ulteriori esami ed alla idoneità di servizio, stante l'effettiva preparazione teorico-pratica raggiunta (il corso prevede un periodo di tirocinio operativo in affiancamento a GEZ Effettive), l'Aspirante Allievo potrà ricevere il Decreto Prefettizio che sancirà definitivamente la propria appartenenza al Corpo delle Guardie ECOZOOFILE, riconoscendone il profilo giuridico sia a livello nazionale che, come per disposizioni di recente proposta, anche a livello europeo.
Ma le GEZ sono prima di tutto e comunque soci dell'ANPANA, un' associazione onlus costituitasi a Roma nel lontano 3 aprile 1985. Riconosciuta dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento della Protezione Civile con decreto n. DPC/VRE/0017139 del 29/03/2005, essa ha dimostrato con serietà e perseveranza più che trentennale di raccogliere consensi, contribuendo come parte attiva a tavoli Tecnici e Commissioni Ministeriali, Regionali, Provinciali e Locali nella finalità di vigilanza sull'osservanza delle leggi e dei regolamenti generali relativi alla difesa del patrimonio zootecnico, ittico ed ambientale. Oltre ad aver ottenuto i suddetti meriti, l’ANPANA è stata riconosciuta anche dal Ministero della Salute con Decreto n°4/2007 EN.AS. del 3 luglio 2007.
Ma quali sono i settori specifici nei quali le le Guardie ECOZOOFILE esplicano la loro attività?
  • Anagrafe canina, controllo dei canili e del fenomeno del randagismo di cani e gatti, controlli su colonie feline, epidemie degli animali.
  • Prevenzione e repressione dei maltrattamenti degli animali.
  • Vigilanza per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio.
  • Vigilanza sul patrimonio ittico e sulla disciplina dell’esercizio della pesca nelle acque interne e marine.
  • Controllo e vigilanza  nei  trasporti animali.
  • Controlli negli allevamenti, negozi, fiere, circhi e nei mercati circa lo stato degli animali e le condizioni igenico-sanitarie in cui sono tenuti.
  • Vigilanza nei mattatoi circa i modi di abbattimento ed il rispetto delle condizioni igenico-sanitarie degli impianti.
  • Controlli contro la vivisezione ed il maltrattamento degli animali; la sorveglianza si estende ai luoghi di custodia e tende ad impedire il commercio illegittimo di animali destinati alla vivisezione.
  • Vigilanza sul commercio degli animali esotici protetti dalla legge di Washington (CITES).
  • Tutela di parchi, giardini e  riserve naturali.
  • Vigilanza sulla raccolta dei funghi, tartufi, prodotti del sottobosco e flora protetta.
  • Vigilanza sugli incendi boschivi e di Polizia forestale.
  • Vigilanza e verifiche antinquinamento degli scarichi pubblici e privati, controlli delle deposizioni di rifiuti anche ingombranti nelle aree pubbliche, private e nelle acque superficiali o sotterranee, inquinamento acustico.
  • Vigilanza sugli spandimenti agronomici.
  • Attivazione come Protezione Civile quando viene richiesto.
Le Guardie ECOZOOFILE affiancano ed operano in sinergia con Autorità Locali ed altri Organi di Vigilanza Pubblica (Polizia di Stato, Carabinieri, Guardia di Finanza, Corpo Forestale dello Stato, Capitanerie di Porto, Vigili del Fuoco, Protezione Civile, Croce Rossa, Servizi ASL, Organi di Polizia Locale e Provinciale, etc.) senza sostituirsi ad essi.
Il compito delle le Guardie ZOOFILE non consiste, però, esclusivamente nella prevenzione e repressione delle infrazioni e dei reati, ma anche maggiormente nella promozione e nell'educazione all'ecologia, al rispetto della specie animale e suo habitat, e dell'ambiente in generale.
Per questo motivo così nobile le GEZ rappresentano una 'nota' di armonia (forse non a caso pronunciare il loro acronimo ci riporta al nome di un piacevole stile musicale) in una società molto spesso poco attenta ai bisogni dell'altro ed alla sua esistenza, senza distinzione se questo 'altro' sia di genere umano, animale, vegetale o minerale.
Va comunque sottolineato che, nonostante la lodevole attività di volontariato gratuito, le Guardie ECOZOOFILE durante l'espletamento dei loro compiti rivestono carica di Pubblico Ufficiale.
La legislazione vigente, tra l'altro riconosce loro le funzioni di Polizia Giudiziaria e di Polizia Amministrativa in ambito specifico.
Pertanto, le GEZ, come accade per un qualunque Agente, non possono esimersi da un comportamento di specchiata moralità e da un scrupolosa osservanza della legge, rispondendo in prima persona per qualsiasi incresciosa situazione che li veda coinvolti nel varcare i limiti tracciati ed imposti dal codice civile e penale.
L'importanza di avere sul territorio le Guardie Ecozoofile significa una tutela in più ed un occhio vigile per ogni urgenza, non in ultimo anche attività di protezione civile, laddove richiesta in casi di necessità e comunque di ausilio ad altre forze dell'ordine.
Per qualsiasi informazione le GEZ della Sede Provinciale di Roma rispondono al numero della sede di Albano : 06.93.23.272.
Per segnalazioni urgenti è attivo il recapito mobile 335. 53.64.452
(elena.taglieri@gmail.com)

mercoledì 23 gennaio 2013

UNA NUOVA CENTRALE ELETTRICA NEL CUORE COMMERCIALE DI ARICCIA

IN ATTESA DI AUTORIZZAZIONE UNICA POTREBBE SORGERE UNA CENTRALE ELETTRICA ALIMENTATA A BIOMASSA NEL CUORE COMMERCIALE DEL TERRITORIO ARICCINO SULLA NETTUNENSE (EX-PORK'S HOUSE)
di Elena Taglieri

Non c'è pace tra gli ulivi recita un vecchio detto popolare. Dopo l'autorizzazione concessa dalla Provincia di Roma (Determina Dirigenziale n.3698 del 4 giugno 2012) alla soc. Power Oil di Albano di costruire una centrale elettrica alimentata ad olio vegetale e diesel in via di Cancelliera 14/B, si affaccia in zona un altro impianto che smaltirà la F.O.R.S.U. (Frazione Organica del Rifiuto Solido Urbano) in un fabbricato in disuso già esistente (quello della UNICOOP Tirreno SC) a pochissimi metri da un grande noto supermercato e da numerosi altri esercizi merceologici di vendita al pubblico, proprio nel 'cuore' del Centro Commerciale 'Pork's House' sulla via Nettunense, frequentato ogni giorno e ad ogni ora da tante persone che trovano concentrate in questo quadrante tutte le opportunità di acquisto alimentare e non solo.
Il soggetto proponente l'impianto è la Biovis S.r.l., che a nome del proprio legale rappresentante sig. Tonino Sette, ha presentato in data 17 dicembre 2012 l'istanza di verifica di assoggettamento a V.I.A (Valutazione di Impatto Ambientale) al Dipartimento Ambiente e territorio della Regione Lazio. A tale istanza è stata allegato il documento di Sintesi dello studio preliminare ambientale' , depositato a firma dello studio di Architettura Buzi e Associati, firmato il 18 dicembre 2012 ed inoltrato in copia anche al Comune di Ariccia ed alla Provincia di Roma. Sappiamo tutti che la V.I.A.si rende necessaria per verificare la compatibilità di un progetto che, come questo, è finalizzata all'individuazione e quantificazione degli effetti che un'opera simile potrebbe avere sull'ambiente, soprattutto in modo preventivo, poiché la migliore strategia (e buonsenso civico) consiste nell'evitare fin dall'inizio l'inquinamento ed altre conseguenze, anziché combatterne successivamente gli effetti deleteri.
Già, perché come si legge nel progetto della Biovis, “all’interno di questo impianto saranno due le attività di recupero e smaltimento rifiuti:la lavorazione di rifiuti urbani per la produzione di energia da biogas ottenuto durante la fermentazione e trasformato in energia attraverso un cogeneratore (elettricità e calore)e la “lavorazione di rifiuti urbani per la produzione di compost ottenuto mediante triturazione e fermentazione”.
Peccato però che nel documento si parli di alcuni elementi poco rassicuranti, come ad esempio di “percolato anaerobico/aerobico” che se “in eccesso subisce un processo di depurazione adeguato (osmosi inversa) e poi immesso nel circuito fognario, che a sua volta termina in un depuratore a fanghi attivi, prima di immettersi nel collettore pubblico”.
Da non sottovalutare neppure la presenza di “canne fumarie dei cogeneratori, della fiaccola d’emergenza del biogas (che permette di garantire la combustione del biogas eccedente impedendone l’accumulo in maniera eccessiva) e del biofiltro”.
Il motivo di questo progetto, come si legge nella Sintesi dello studio preliminare ambientale dell'Arch. Buzi, è che “nell’area a sud di Roma ed, in particolare, nell’area dei Colli Albani e dei Castelli Romani, si è avviato un circuito virtuoso nello sviluppo della raccolta differenziata. Molti comuni la attuano con successo ed altri la stanno avviando (Ardea, Ariccia, Ciampino, Genzano di Roma, Pomezia, Albano Laziale) “, e che risulterebbe innovativo dal momento che “Non vi sono progetti simili nell’ambito comunale dell’area dei Castelli Romani; risulta altresì in corso di progettazione ed autorizzazione l’impianto della Volsca Ambiente e Servizi S.p.a., per “impianto per digestione anaerobica dei rifiuti frazione organica da raccolta differenziata in loc. Lazzaria” , nel comune di Velletri (RM)”.
Insomma una audace panacea in quanto “tutto ciò consentirà, entro breve tempo, di poter disporre nella zona dei Colli Albani di una quantità di FORSU sufficiente a fornire combustibile e giustificativa per la costruzione di un impianto di valorizzazione. Nel tempo l’aumento della FORSU prodotta dalla raccolta differenziata renderà necessaria ed economicamente autosufficiente, la realizzazione di nuovi impianti di trattamento” per una “maggiore tutela ambientale determinata: dalla notevole riduzione dei quantitativi di rifiuti da avviare in discarica; dal recupero di materia dai rifiuti; dalla produzione di energia da fonti rinnovabili.”.
Ma leggendo attentamente si tratta di un impianto che comunque dichiara la sussistenza di alcuni fattori ambientali di rischio (“Stabilimenti ed impianti ove si producono e/o impiegano gas infiammabili e/o comburenti con quantità globali in ciclo superiori a 25 Nm3/h.”) e che prevede comunque degli inquinanti .”quindi i fumi prodotti rispettano le prescrizioni di cui alla parte III dell’All. 1 D.Lgs. 152/06 e comunque dovranno effettuare il controllo annuale previsto per le emissioni. Tali impianti devono comunque rispettare i valori limite di emissione previsti dal Dlgs 152/2006 espressi come concentrazioni massime ammissibili per ciascun inquinante presente nei fumi di combustione, a seconda del tipo di motore e combustibile impiegato.
L’inquinante previsto è il biogas (CH4 55%)”. E così vengono minuziosamente elencate le emissioni in atmosfera dell'impianto nel suo ciclo produttivo: emissioni provenienti da biofiltro, dalla centrale di cogenerazione attraverso il camino di emissione del gruppo di cogenerazione; emissioni da sfiati di sicurezza delle valvole di sovrappressione dei digestori; emissioni da traffico logistico nell’area esterna dovute a emissioni da tubi di scarico dei mezzi di conferimento dei materiali funzionali all’impianto di trattamento. In ultimo, la fonte di inquinamento che potrebbe derivare dai liquidi prodotti dai processi, ma anche da rumore ambientale (Gruppi per la produzione di energia elettrica sussidiaria con motori )
Insomma, una centrale che lavora 24 ore al giorno per 7 giorni alla settimana, il cui impatto riguarda la S.S. 207 – Via Nettunense, e la strada locale di accesso al complesso immobiliare ( Via delle Grotte), ma la cui attività “non può avere effetti sulla salute pubblica” anche se nel documento di Sintesi viene sottolineato che “i tipi di inquinamenti possibili potrebbero derivare dalle emissioni in atmosfera”.
Dopo questo inatteso 'regalo' post-natalizio alle nostre spalle, l'unica cosa che ci resta da fare è iniziare a monitorare costantemente l'eventuale autorizzazione provinciale che verrà rilasciata in modo da poterci attivare per un serio ricorso legale contro l'ennesima imposizione alla cittadinanza di 'bruciatori legalizzati' che stanno ormai imperversando e spuntando come funghi.
(elena.taglieri@gmail.com)
VEDI LO STUDIO PRELIMINARE AMBIENTALE  PER LA CENTRALE AD ARICCIA





A CUNEO NON LA VOGLIO LA CENTRALE BIOGAS BIOVIS. VEDI IL VIDEO:



LEGGI ANCHE ECO 16, DOVE, OLTRE A  QUESTO ARTICOLO, C'È UN ALTRO PEZZO DI ELENA TAGLIERI SULLA DISCARICA DI RONCIGLIANO: "RONCIGLIANO COME L''AREA 51' ?"



lunedì 14 gennaio 2013

DA DELTA PETROLI SPA RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO LA SEGUENTE RICHIESTA DI RETTIFICA E REPLICA ALL'ARTICOLO PUBBLICATO SUL NUMERO 33 DI ECO 16 A FIRMA DI ELENA TAGLIERI E DAL TITOLO "IDI E SAN CARLO ALL'OSCURO DI PROSPETTIVE POCO LUMINOSE"



Come è nostro costume pubblichiamo questa rettifica. Ritenevamo nostro dovere mettere a conoscenza dei nostri lettori della notizia in questione così come accettiamo tutte le opinioni che contribuiscono ad un confronto civile sulle problematiche ambientali ed energetiche.
Giuseppe Gambacorta

martedì 11 dicembre 2012

IN ARRIVO A COLONNA LA CENTRALE ELETTRICA (GEMELLA DI ALBANO) CHE BRUCERÀ OLIO VEGETALE NELLA VALLE DELLE ECCELLENZE D.O.C. E SPUNTA UN GIALLO

di Elena Taglieri

Non sembra minimamente arrestarsi la corsa frenetica all'ottenimento delle autorizzazioni per costruire centrali elettriche alimentate a biomassa liquida di olio vegetale (!) nella provincia di Roma e non solo.
(CLICCA SULL'IMMAGINE  PER INGRANDIRLA)
Come nel caso di Albano, anche per Colonna, in via dei Pratoni Parti Comuni snc, è prevista la costruzione di un impianto che brucerà olio per produrre 820 Kwe di energia, praticamente più potente e di portata quasi tripla rispetto all'altro 'gemello' castellano (vedi QUI la delibera provinciale). Ma perché definirli gemelli? Perché trattasi di progetti presentati nello stesso giorno (il 21 luglio 2011) da due Società proponenti le quali, sebbene siano diverse nel nominativo della ragione sociale (EDOVIT srl per Colonna e POWER OIL SYSTEM per Albano) in realtà si legge che hanno come referente legale il medesimo sig. Fabio D'Offizi.
Così come per quelli di Albano, anche i cittadini di Colonna, per questo Natale, troveranno sotto l'albero la 'sorpresa' che il Comune ha donato loro (naturalmente a loro insaputa) e senza la possibilità di rientrare nei tempi richiesti per un ricorso al TAR (60 gg) o al Capo dello Stato (120gg) dalla data di autorizzazione dell'impianto (19 aprile 2012), come si evince dalla medesima Determina Dirigenziale n.1973, giacché i termini risultano oramai emblematicamente scaduti da ben 8 mesi.
Secondo il Piano Territoriale Paesaggistico della Regione Lazio, l' area di via dei Pratoni Parti Comuni, destinata alla costruenda centrale elettrica alimentata ad olio,“ risulta ricadere nel Paesaggio Agrario di Valore” e “considerata di notevole interesse pubblico in quanto definita beni di insieme, vaste località con valore estetico tradizionale e bellezze panoramiche”, secondo quanto recita l'art.136 del D.lgs 42/04.
Il Comune di Colonna, che ha partecipato a varie conferenze dei servizi prima dell'autorizzazione definitiva, si è semplicemente limitato a pronunciare un parere favorevole esclusivamente per il solo “impatto acustico dell'impianto”. Niente, quindi, a tutela del patrimonio agroalimentare locale, nonché della salute dei cittadini.
Ancora una volta assistiamo al folle paradosso di voler favorire iniziative private avallate da istituzioni pubbliche in nome di una (forse voluta) errata disinformazione del termine 'fonte rinnovabile', ben sapendo che l'olio combusto non è assolutamente eco-compatibile né rinnovabile, in contrasto e violazione della nostra Costituzione, Art.41.
Come in tutte le autorizzazioni di impianti a biomassa, classica è apparsa la clausola che si legge sulla Determinazione dirigenziale sia per le immissioni in atmosfera dei fumi che per le esposizioni a campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici:” ...pertanto la società Edovit srl si assume la piena responsabilità per quanto riguarda i diritti dei terzi o gli eventuali danni comunque causati dalla costruzione delle opere in questione, sollevando questa Amministrazione da qualsiasi pretesa o molestia da parte di terzi che si ritenessero danneggiati”.
Insomma, giusto per ammettere che non si sta parlando di un enorme alambicco che distilla petali di fiori, ma in fondo di una centrale che poi tanto innocua non è.
Giusto per 'rassicurare' i cittadini di Colonna, Montecompatri, Monte Porzio Catone, Rocca Priora, Frascati, Zagarolo, San Cesareo, Palestrina, compresa la periferia sud di Roma (Casilina e borgate adiacenti) che fra qualche anno, potranno eventualmente rivalersi sulla soc. Edovit srl,, sempre che nel frattempo esista ancora o non sia mutato il nome della ragione sociale. Già, perchè nella Determinazione Dirigenziale viene richiesto obbligatoriamente che “...Edovit srl. deve comunicare al servizio Tutela Aria ed Energia della Provincia di Roma eventuali modifiche alla struttura societaria ed in particolare del nominativo del legale rappresentante..”.
E qui spunta un giallo. Nei progetti delle centrali elettriche ad olio per Colonna e Albano, entrambi presentati in data 21 luglio 2011, la Provincia di Roma ravvisa come Amministratore unico con rappresentanza legale la sig. Barbara Caraccini per Edovit srl ma anche il sig. Fabio D'Offizi sempre per Edovit srl (nonché per Power oil System srl ).
Ma alla fine chi c'è in via dei Pratoni Parti Comuni snc ? Molto semplicemente: la TLC Italia S.p.A., quale società di servizi per conto terzi di telemarketing e teleselling (praticamente un call-center con cospicuo numero di lavoratori in sede); un Bar Gastronomia Fredda interno alla TLC , di cui è legale rappresentante la sig. ra Barbara Caraccini.
Eppoi c'è la sede della ETIKA SOLAR s.pa., del cui staff fa parte sempre la sig. ra Barbara Caraccini (in qualità di Amministratore unico). ETIKA SOLAR è una società di impianti fotovoltaici che sul proprio sito internet presenta la propria filosofia, obiettivi e 'mission' con queste testuali parole: “ Ecco un'azienda con una missione ben precisa: aiutare tutti ad investire i propri soldi sul futuro del pianeta. E da questi investimenti ottenere un reddito molto interessante ma soprattutto pulito. Insomma guardatevi attorno: bot, cct, borsa, immobili, terreni, sono investimenti del passato, rischiosi e poco redditizi. Il fotovoltaico mette tutti d'accordo: è gradito all'ambiente (…) Mettiamo la sensibilità verso la crescente necessità di energia pulita, il profondo rispetto per l'ambiente e la consapevolezza delle potenzialità dell'energia solare (…) E' impensabile continuare a soffocare il nostro pianeta con residui di lavorazione del petrolio ed ammorbare l'aria per produrre energia. La soluzione è sulle nostre teste: il sole può aiutarci a salvare il pianeta contribuendo a produrre sempre più energia a costi irrisori e senza inquinare. (…) Eticasolar è nata per questo e per ricercare nuove soluzioni per lo sfruttamento di quell'immensa fonte di energia pulita che la natura ci ha regalato..”.
Ma allora è veramente impensabile ed incompatibile il sentire parlare di fotovoltaico, di pianeta pulito senza inquinamento, da parte di una Società (con sede in via Pratoni delle Parti Comuni ) il cui amministratore unico (Barbara Caraccini) è anche amministratore unico di un'altra Società (Edovit), con sede in via dei Pratoni delle Parti Comuni, che chiede autorizzazione alla Provincia di Roma per costruire una centrale elettrica che deve bruciare olio vegetale per produrre energia!
E c'è anche una piccola curiosità. Quella di una Ordinanza Comunale del 24 novembre 2011 (puoi leggerla QUI), nella quale il Sindaco di Colonna Augusto Cappellini “...considerato che l’esito delle analisi per il Bar interno alla Soc. TLC Italia spa sita in via dei PratoniParti Comuni è risultato NON CONFORME ai seguenti valori di parametro: a. ARSENICO: 24 microgrammi/L (valore limite 10 microgrammi/L) superiore ai limiti fissati dal D.Lgs. 31-2001 e s.m.i.; ordina l’immediato divieto di uso per il consumo umano compreso l’uso come ingrediente nella preparazione di alimenti e bevande delle acque”. Peccato che tanta solerzia dal parte del Primo Cittadino di Colonna si sia limitata al (giusto) allarme per l'arsenico presente in via dei Pratoni delle Parti Comuni nel bar della sig. Barbara Caraccini, e non si sia invece esteso anche al progetto di un bruciatore d'olio nella stessa via e proposto da una società con amministratore unico sig.ra Barbara Caraccini.
Il tutto con buona pace dei vigneti D.O.C della zona, primi fra tutti quelli del tanto sudato Consorzio per la Tutela del Frascati.

Leggi e sfoglia anche ECO 16

martedì 20 novembre 2012

'I.D.I.' E 'SAN CARLO DI NANCY': CITTADINANZA, LAVORATORI E PAZIENTI ALL'OSCURO DI PROSPETTIVE POCO 'LUMINOSE'


di Elena Taglieri

Chissà se il comparto lavoratori e pazienti degli Ospedali 'S. CARLO di NANCY' e 'I.D.I' è a conoscenza delle due Determinazioni Dirigenziali (la n°62 del 06.06.2007 e la n°2665/2008 del 14.04.2008, clicca sul sottolineato per leggere le determine), rilasciate a poca distanza tra loro, nelle quali la Provincia di Roma ha autorizzato la costruzione di due centrali termoelettriche, alimentate ad olio vegetale ed altro combustibile, ciascuna rispettivamente nei suddetti Ospedali, dietro progetto presentato dalla società DELTA PETROLI S.P.A in accordo con la 'Provincia Italiana della Congregazione dei Figli dell'Immacolata', proprietaria dei siti nei quali sono ubicati gli Istituti di cura.
Probabilmente non lo sapranno neppure i residenti dei quartieri nei quali si trovano questi importanti ospedali.
Ma andiamo con ordine.
SAN CARLO DI NANCY: in data 22 gennaio 2007 la società DELTA PETROLI S.P.A (nella persona del Presidente del C.d.A. Umberto Morpurgo) ha presentato alla Provincia si Roma, ai sensi del D.Lgs 387/03, domanda di autorizzazione “per la costruzione ed esercizio dell'impianto di cogenerazione per la produzione di energia elettrica e termica alimentato prevalentemente da fonte rinnovabile (olio vegetale) ed in ausilio da fonte tradizionale denominato 'San Carlo di Nancy', sito nel Comune di Roma in via Aurelia 275 -000165, di potenza complessiva di 2 Mwe (di cui 1, 52 alimentato da fonte rinnovabile (olio vegetale) nonché delle opere connesse e delle infrastrutture indispensabili alla costruzione ed esercizio dell'impianto stesso”.
A riguardo è stata convocata una Conferenza dei Servizi per l'esame del progetto, indirizzata a tutti gli Enti e servizi interessati, nello specifico:
- Agenzia delle Dogane- Ufficio Tecnico delle Finanze di Roma;
- Comune di Roma, Dip. IX;
- Comune di Roma, Dip. XII;
- Provincia di Roma, Tutela dell'aria-Ufficio Emissioni in atmosfera;
- ACEA Distribuzione S.p.A.;
- Rappresentante Legale Ospedale San Carlo di Nancy;
La Conferenza dei Servizi si è quindi tenuta il giorno 07 marzo 2007 presso la Sede Provinciale di Roma in via Tiburtina 691, in occasione della quale, come si evince dal verbale della stessa. “i nulla osta pervenuti ed i pareri espressi si intendono acquisiti al fine del rilascio dell'autorizzazione alla costruzione dell'opera in oggetto”.
Parere favorevole è stato espresso dall'Agenzia delle Dogane - U.T..F. di Roma, dal Comune di Roma- Dipartimento X (Politiche Ambientali ed Agricole U.O. Sviluppo Sostenibile), da ACEA Distribuzione S.P.A. e in ultimo proprio dalla Provincia di Roma- Dip. IV- Servizio 3- Tutela Aria ed Energia.
Successivamente, in data 09.01.2009 con un'ulteriore Determinazione Dirigenziale (n. 12/2009) è stata rilasciata autorizzazione per una variante prevista in corso d'opera.

I.D.I: in data 17 novembre 2007 la società DELTA PETROLI S.P.A (sempre a nome del presidente Morpurgo e sempre ai sensi del D.Lgs 387/03) ha presentato alla Provincia di Roma una richiesta di autorizzazione “per la costruzione ed esercizio di un impianto di cogenerazione per la produzione di energia elettrica e termica alimentato prevalentemente da fonte rinnovabile (olio vegetale) ed in ausilio da fonte tradizionale, denominato 'IDI' presso l'Istituto Dermopatico dell'Immacolata Concezione, sito nel Comune di Roma in via Monti di Creta 104 -000167, di potenza complessiva di 2,4 Mwe (di cui 1, 9 alimentato ad olio e 0,520 a gas metano) nonché delle opere connesse e delle infrastrutture indispensabili alla costruzione ed esercizio dell'impianto stesso.”. Di seguito è stata convocata una Conferenza dei Servizi per l'esame del progetto, indirizzata a tutti gli Enti e Servizi interessati, e cioè:
- Regione Lazio, Dipartimento del territorio Area conservazione Qualità dell'Ambiente;
- Regione Lazio, Dipartimento Istituzionale Direzione Regionale Attività della presidenza Area
Produzione Energia;
- Agenzia delle Dogane – Ufficio Tecnico delle Finanze di Roma;
- Comune di Roma, Dip. X;
- Comune di Roma, Dip. IX;
- Comune di Roma, Dip. XII;
- ACEA Distribuzione S.p.A. ;
- Rappresentante della Ditta DELTA PETROLI S.p.A.;
La Conferenza dei Servizi si è poi svolta il giorno 13 febbraio 2008 presso la Sede Provinciale di Roma in via Tiburtina 691, in occasione della quale, anche in questo caso, dal verbale della stessa “risulta che i nulla osta pervenuti ed i pareri espressi si intendono acquisiti al fine del rilascio dell'autorizzazione alla costruzione dell'opera in oggetto”. Consenso favorevole è stato espresso dalla Agenzia delle Dogane - U.T.F. Di Roma, dai Dipartimenti X e IX del Comune di Roma, da ACEA Distribuzione S.P.A, dal Comando Provinciale VVFF di Roma, e in ultimo dalla medesima Provincia di Roma, con eccezione del Dipartimento XII del Comune di Roma, per il quale tale progetto risultava “non di competenza”.
In entrambe le suddette autorizzazioni risultano ripetute alcune precise dichiarazioni, ad esempio, che tutte le Amministrazioni ed Enti convocati alle Conferenze dei Servizi “non hanno comunicato il proprio motivato dissenso alla costruzione degli elettrodotti in questione”; la società DELTA PETROLI S.p.A. comunica di possedere “un contratto in essere con la Provincia Italiana della Congregazione dei Figli dell'Immacolata, comprovante l'utilizzo delle aree interessate dagli impianti, a titolo gratuito” e si “assume la piena responsabilità per quanto riguarda i diritti dei terzi o gli eventuali danni comunque causati dalla costruzione di opere in questione, sollevando questa Amministrazione da qualsiasi pretesa o molestia da parte di terzi che si ritenessero danneggiati”. Vengono poi citate le prescrizioni della Legge-quadro sulla protezione dalle esposizione ai campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici.
In pratica si prende atto che gli impianti non siano poi così 'innocui' e, nella peggiore delle ipotesi, in caso di contenzioso gli Enti possono rimanere tranquilli, un po' alla 'Ponzio Pilato' (che a suo tempo gli scrupoli se li era comunque fatti). Ma si sa che le patologie da inquinanti non sono fulminee come un raffreddore, ma impiegano anni e nel frattempo le società possono anche cambiare nome, i propri stessi rappresentanti, e pure sottoporsi ad un lifting commerciale e fiscale per poi rinascere dalle ceneri di una precedente ragione sociale che di fatto risulta inesistente a tutti gli effetti (burocratico, legale, etc. etc.).
Quello che poi risulta più allarmante si legge nelle citazioni ribadite in ambedue le Determinazioni Dirigenziali, nelle quali la Provincia di Roma non soltanto afferma che ai sensi del Decreto Legislativo 387/03 “ la presente autorizzazione ha efficacia di dichiarazione di pubblica utilità, urgenza, ed indifferibilità dei lavori “, ma anche che “...con proprio provvedimento potrà protrarre i tempi di validità previsti, su motivata e valida richiesta della Delta Petroli S.p.a, presentata entro i 24 mesi dal rilascio dell'autorizzazione”.
Infine, viene stabilito che l'inizio dei lavori di entrambe le centrali elettriche ” dovrà avvenire entro e non oltre i 24 mesi dal rilascio dell'autorizzazione e terminare nei 36 mesi successivi”. Dunque, a conti fatti, in un arco di cinque anni che sta quasi per scadere. O forse per cominciare.
Tutto questo allora spiegherebbe come mai i lavoratori degli Ospedali 'I.D.I.' e 'San Carlo di Nancy' non percepiscono più lo stipendio da mesi, vivono stremati ed angosciati con lo spettro sempre più vicino e minaccioso del licenziamento da parte di due Strutture Sanitarie di eccellenza nazionale (ed internazionale) che, dietro un imminente presunta dichiarazione di fallimento, sono comunque in procinto di instaurare una partnership economico-affaristica. Queste centrali elettriche che produrrebbero 'luce' in realtà sono ecomostri che simbolicamente fanno calare il buio più nero nelle prospettive di vita dei lavoratori e degli stessi pazienti, in questo modo traditi e offesi nella propria dignità.
E tutto questo con il benestare di un Comune che vieta la circolazione dei mezzi di trasporto al di sotto della fascia 'euro 4' perché inquinano, che indice le domeniche 'ecologiche' tutti a piedi o in bicicletta, che impone i giorni con le targhe alterne, che crede di risolvere il problema del traffico con il rispetto della Ztl e quello dello smog con i cosiddetti ' orti urbani'. E così pure con il benestare di una Provincia che si preoccupa molto del 'bollino blu' delle autovetture o della revisione annuale obbligatoria delle caldaie domestiche.
Istituzioni, queste, che invece poi permettono a quartieri densamente popolati come quelli nei quali si trovano l'IDI' ed il 'San Carlo di Nancy' (con abbondanza di scuole, abitazioni, case di cura, luoghi di culto, negozi, uffici, studi) di essere silenziosamente e costantemente invasi da emissioni tossiche e cancerogene derivanti dalla combustione di olio vegetale e metano.Violentando oltretutto, come in questo caso, la struttura stessa dei due ospedali che perdono la loro funzione principale di essere luogo di cura e salute per divenire possibile fonte di malattia e morte ad orologeria.
Già, poiché vengono spacciate per fonti rinnovabili quelle materie ritenute già prima e anche dopo come rifiuti 'speciali', avvalendosi della grande truffa dei CIP6 e cosiddetti 'certificati verdi'.
E con estrema disinvoltura, in una sfrenata corsa contro il tempo, sono stati autorizzati di recente nel territorio del Comune di Roma e non solo altri bruciatori di olio e metano, di olio e gasolio, di biogas, di biomasse. Ma questa è un'altra storia.
(elena.taglieri@gmail.com)

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