domenica 11 febbraio 2018

Un libro per caso - Lettera al dottor Hyde di Robert Louis Stevenson

di Francesca Senna

Robert Louis Stevenson visse gli ultimi anni dal 1889 al 1894, anno della sua morte, nelle isole dei Mari del Sud, soggiornando qualche mese nelle Hawaii, dove ebbe modo di incontrarsi con l’opera umanitaria di Padre Damiano.
Il dottor Hyde (da non confondersi con il personaggio immaginario nato dalla penna dello stesso Stevenson) reverendo protestante delle Hawaii, aveva calunniato in un breve scritto la memoria del santo missionario Padre Damiano, conosciuto appunto dallo stesso autore durante una delle sue visite al lazzaretto degli isolani lebbrosi.
Hyde, infangando un'anima grande, dava voce all'ipocrisia e superbia dei bianchi impegnati nella “civilizzazione” delle popolazioni isolane, dove si era diffuso il credo che la recente piaga della lebbra fosse l'effetto di una vita selvatica e dissoluta, pigra nell'assimilarsi alla sana civiltà dell'uomo bianco.
La narrazione si svolge nel 1888, nell'ultimo periodo della vita di Stevenson, quando l'autore, per guarire dalla malattia che lo minava, decise di noleggiare un panfilo con cui viaggiare, il più a lungo possibile, nei Mari del Sud. L'aria balsamica delle isole del Pacifico si rivelò in effetti un toccasana: lo scrittore riuscì a vivere fino 1894, portando con sé la famiglia che gli rimase vicina per tutto il tempo. Durante questo periodo visse alcuni mesi alle Hawaii, dove scrisse molti dei suoi più bei racconti brevi, e volle andare a visitare l'isola lebbrosario di Molokai. Lo fece a suo rischio e pericolo convinto di dover vedere personalmente quel luogo di dolore, sinceramente colpito da quanti vi lavoravano per assistere gli sfortunati che vi erano confinati. Conobbe qui, assieme alle fantastiche meraviglie tipiche di questi posti esotici, il morbo che accompagnerà la lenta e inesorabile sottomissione degli isolani.
Recandosi sul posto conobbe la storia del missionario, Padre Damiano, che aveva lasciato il segno nei cuori di tutti. Costui era riuscito, con metodi talvolta non ortodossi, a ottenere aiuti per i suoi assistiti e a costruire ricoveri, a migliorarne le condizioni, condividendone la vita e poi morendo anche lui contagiato. Tuttavia, le invidie e le maldicenze, nate anche per il carattere poco accomodante che Padre Damiano manifestava nei confronti delle autorità, avevano dato vita a una campagna di discredito.
A Stevenson capitò di leggere un articolo pieno di queste dicerie scritte dal dottor Charles McEwen Hyde, direttore di una scuola di teologia che istruiva i giovani hawaiani al ministero protestante. Era noto per i suoi sermoni severi e castigati nei quali accusava senza mezzi termini la promiscuità propria degli indigeni: esattamente il contrario dell'atteggiamento di Padre Damiano, con cui era entrato in conflitto, al punto da indire una crociata epistolare contro di lui.
E' dunque contro Hyde che Stevenson si scaglia nella sua lettera scritta in difesa di padre Damiano, argomentando punto per punto e smontando tutte le accuse. L'efficacia narrativa e descrittiva dello scrittore raggiunge in questa lettera il massimo splendore permettendo di far risaltare la sua enorme sensibilità e la sua fresca curiosità, attraverso uno stile fortemente caratterizzato dalla delicatezza dei ritmi e dalla limpidezza delle frasi.

Se ne ricava l'impressione che l'autore, piuttosto che trasmettere al lettore un qualche senso della seduzione di quel mondo, si sia preoccupato di dare piuttosto una mano per arginare il disfacimento di questa cultura. Robert Louis Stevenson, uomo benevolo come pochi, per tale motivo spesso era accusato di mostrare nelle sue opere il male trionfante: in realtà, ciò che maggiormente lo interessava all’interno delle sue opere era dar voce a qualcosa di più profondo del bene e del male, qualcosa come l'innocenza: era questo il suo modo di consegnare ogni cosa al suo valore vero. Da qui il suo appartenere a quello che fu poi definito un verismo sui generis all’interno della letteratura di epoca vittoriana.

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