domenica 8 gennaio 2017

Un libro per caso - La Dama e l'Unicorno di Tracy Chevalier

di Francesca Senna

La dama e l'unicorno è un ciclo di arazzi fiamminghi della fine del XV secolo. Costituisce una delle più importanti opere di arazzeria del medioevo europeo, oggi conservata nel Museo di Cluny a Parigi.

A questo ciclo si ispira il romanzo della Chevalier, dove - come ne “La ragazza con l’orecchino di perla” - torna a indagare, tra realtà e fantasia, la genesi di un capolavoro dell'arte.
La scrittrice si conferma grande maestra nella narrazione di vicende ambientate nel passato, inventando una trama appassionante, in grado di coniugare l'amore per l'arte, la forza del sentimento e il fascino della ricostruzione storica.

Con stile elegante e coinvolgente, ci fa rivivere i fasti, i sogni, oltre che le difficoltà e le bassezze di un'epoca e dei suoi protagonisti. Il romanzo ruota attorno a questi arazzi: sei opere che riproducono il tema della seduzione del mitico unicorno da parte di una bellissima fanciulla, rappresentato da punti di vista (i sensi)  diversi, creando così un romanzo corale, che ha per protagonisti l'immaginario autore delle figure ivi rappresentate, Nicolas des Innocentes, le dame che l'hanno ispirato e gli artigiani di Bruxelles, esecutori dei manufatti.

E’ un giorno della Quaresima del 1490: a Parigi, Nicolas, pittore e miniaturista conosciuto a corte per la sua mano ferma e nelle taverne al di qua della Senna per la sua mano lesta con le servette di bell'aspetto, riceve dal potente signore Le Viste un incarico che cambierà per sempre la sua vita. Dovrà dipingere grandi scene della battaglia di Nancy per la realizzazione di arazzi destinati ad abbellire le pareti della sua residenza. L'artista accetta subito l'offerta, che gli assicurerà cibo sulla tavola per settimane e notti di bagordi, ma non saranno spade, scudi e sangue a ispirare la sua vena creativa, bensì delicate scene di dame eleganti e candidi unicorni, simboli della seduzione, della giovinezza dell'amore. Geneviève de Nanterre, moglie di Jean Le Viste, gli intimerà di cambiare soggetto, anche se in realtà saranno i sentimenti a guidare l'abile mano dell'artista. Travolto dalle passioni e dagli avvenimenti, Nicolas immortalerà negli arazzi i volti delle quattro donne che contribuirono alla loro creazione: la triste Geneviève de Nanterre, la bellissima Claude, giovane figlia dei Le Viste, Christine du Sablon, fiera e abile tessitrice, e la sua dolce figlia Aliénor.

Il libro di Tracy Chevalier mette in evidenza lo studio approfondito del tempo in cui si sarebbero realizzati gli arazzi; molto approfondito anche lo studio del mondo dei tessitori del XV° secolo e l'ambiente dei contemporanei aristocratici. Ci porta con estrema precisione e puntualità nel passato, in Francia o in Belgio a seconda dei momenti in cui si svolge la trama, tanto che ci sembra di far parte attivamente della storia che si snoda in maniera lineare, dolce e leggiadra, anche quando descrive cose turpi.
Si rimane affascinati dall’apprendere come si fa un arazzo; e ci si rende conto quanta fatica costa ai tessitori realizzare opere così complesse e a volte svalutate rispetto ai più comuni e apprezzati dipinti.  

L'autrice sceglie di svolgere la trama affidando ai suoi interpreti principali un capitolo circa ciascuno dove poter narrare in prima persona, descrivendo ciò che si svolge sotto i propri occhi e dandone una interpretazione personale e soggettiva.  
Ci si appassiona alla vita turbolenta, appassionata ed artistica di Nicolas des Innocents, l'autore dei dipinti, o alla vita ricca, sfarzosa, ma triste di Claude, la figlia del committente. Si partecipa alla fatica dei tessitori: misera, difficile, ma ricca di arte che si "srotola" sotto i loro occhi.

Nel dettaglio il ciclo di arazzi è formato dalle seguenti parti: Il gusto - L'udito - La vista - L'olfatto - Il tatto - A Mon Seul Désir

Gli arazzi furono tessuti nelle Fiandre tra il 1484 e il 1500. Commissionati da Jean Le Viste, presidente della Cour des aides di Lione, passarono per eredità alla famiglia Roberet, ai La Roche-Aymon e poi ai Rilhac che nel corso del XVIII secolo li trasportarono nel loro castello di Boussac.
Nel 1841, molto danneggiati dalle condizioni in cui erano stati mal riposti e conservati, vennero notati da Prosper Mérimée, ispettore dei monumenti storici, e classificati come tali.
Nel 1882 la municipalità vendette gli arazzi a un collezionista parigino, M. Du Sommerard, che li collocò all Hôtel de Cluny a Parigi, che, dopo la donazione delle sue collezioni alla città, ospita il Museo nazionale del Medioevo.
Realizzato con lana e seta, iconograficamente fa riferimento allo stile millefiori. È composto da sei pannelli, tutti con lo sfondo rosso, con al centro la dama con l'unicorno e il leone e intorno altri piccoli animali, alberi e fiori. Gli stendardi e gli scudi portano l'emblema di Jean Le Viste.
Cinque pannelli sono dedicati ai sensi:
Il gusto: La dama sta prendendo un dolce dall'alzata che le offre una ancella. Ai suoi piedi anche la scimmietta sta mangiando un dolce. Il leone e l'unicorno reggono stendardi e portano mantelli con l'emblema con le tre mezzelune.
L'udito: La dama suona un organo appoggiato su un tavolo, l'ancella aziona il mantice che dà aria allo strumento.
La vista: L'unicorno si contempla in uno specchio retto dalla dama, seduta con le zampe dell'animale in grembo.
L'olfatto: La dama prepara una corona con i fiori che l'ancella le porge su un piatto; altri fiori con cui gioca la scimmietta sono stati raccolti in un cestino.
Il tatto: La dama accarezza con la mano sinistra il corno dell'unicorno e con la destra regge una bandiera.
L’ultimo pannello, il sesto, A Mon Seul Désir, più grande degli altri, differisce nello stile ed è di più difficile interpretazione. La dama si trova di fronte a una tenda, che porta in alto la scritta A Mon Seul Désir (il mio solo desiderio) tenuta aperta dall'unicorno e dal leone. Nelle mani tiene un velo che contiene la collana, che portava negli altri arazzi, e la ripone nel cofanetto che le porge l'ancella.


Alla fine lo stesso libro si trasforma per il lettore in un arazzo, che si svolge pian piano sotto i propri  occhi affascinati, meravigliati e stupiti per la capacità impareggiabile di descrizione da parte della Chevalier.

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