venerdì 3 ottobre 2014

Ariccia lo Spolverini e la sanità ai Castelli.

Teresa Fani e sullo sfondo Massimo Moretti
 Alcuni volenterosi si sono riuniti oggi (venerdì 3 ottobre) presso Casa delle Associazioni di Ariccia per parlare del destino dell'Ospedale Spolverini, una struttura storica, importante, un punto di riferimento per tutto il Centro-sud Italia per quanto riguarda la cura della Poliomielite.

Ad organizzare l'incontro Massimo Moretti, cittadino arriccino esperto di sanità  nella quale lavora da decenni. 
Fra i presenti Ada Scalchi, ex sindaco di Albano Laziale e Massimo Maggi, consigliere comunale ad Albano, Pietro Di Lazzaro esponente dell'Udc locale e Teresa Fani che da almeno un decennio lotta anima e corpo per i diritti dei malati post-polio e per la salvaguardia dell'ospedale di Ariccia.

Il primo dato, quello più difficile da comprendere è come mai per la salvaguardia di questo ospedale, unica struttura pubblica nel Lazio vocata alla riabilitazione, ci sia un così scarso interesse non solo dei "politici" locali ma anche dei cittadini di Ariccia, davvero poco rappresentati in questa riunione dove molto si è detto e si è spiegato. 
Domani e domenica in Piazza di Corte ci saranno alcuni volontari che raccoglieranno firme e daranno ai cittadini informazioni che altrimenti è ben difficile avere.

Alcune di queste informazioni, molto sinteticamente, a mo' di fash, posso provare a darle io.

1) L'Ospedale Spolverini è stato ristrutturato da pochi anni, era allora ministro della sanità la signora Livia Turco, e furono spesi circa 8 milioni euro. Altri tre milioni furono spesi successivamente per altri lavori, alcuni di questi per la piscina di riabilitazione che è finita ma non è mai stata consegnata e quindi usata. 
Nel bene o nel male per quest'ospedale sono stati spesi oltre 10 milioni di euro che lo hanno portato più o meno ad essere com'è ora: certamente non una struttura obsoleta.

doc 1
(clicca per ingrandire)
2) Ciò che pesa moltissimo sulla sanità regionale (240 milioni di euro) è la mobilità dei malati: persone che scelgono, nonostante le nostre strutture (nel Lazio abbiamo ben 5 poli universitari), di recarsi in altre regioni. Lo Spolverini era forse l'unica struttura del Lazio che invertiva la tendenza attirando presso di se malati un po' da tutt'Italia e soprattutto dal Sud e dalle Isole.

3) Nel momento in cui lo Spolverini venisse chiuso la riabilitazione verrebbe trasferita presso l'Ospedale di Marino e ciò comporterebbe spese di adeguamento per quell'ospedale e successivamente il reparto dello Spolverini, una volta terminato l'Ospedale dei Castelli verrebbe ritrasferito nella nuova e luccicante struttura dell'Ospedale dei Castelli, come sancito da un documento notarile sottoscritto dal notaio Bellagamba e citato in na delibera comunale del 2011 di cui riportiamo documentazione con la foto di una pagina (doc1). Copia del documento completo è in possesso di Massimo Moretti.

Ada Scalchi
doc 2
(clicca per ingrandire)
4) È orami certo che con la realizzazione del nuovo Ospedale dei Castelli, non solo verrà chiuso lo Spolverini ma anche gli ospedali di Albano Laziale e quello di Genzano, come riportato nel documento qui accanto, doc2 .

Annotiamo che durante la riunione ha fatto un intervento molto importante Ada Scalchi, la quale probabilmente sarà nel nascente comitato per la salvaguardia dello Spolverini, e che ha sottolineato come sia importante che ci sia una collaborazione comune e condivisa dei cittadini di tutti i Castelli Romani, e non solo di Ariccia, per sostenere ciò che funziona e per denunciare ciò che non va bene.  Ha poi invitato i presenti a rimanere in contatto e a condividere le informazioni tramite i social-network e con tutti mi mezzi necessari.

Domani e domenica ad Ariccia ci sarà una raccolta firme in Piazza di Corte, tutti sono invitati, anche solo per informarsi.
Fabio Ascani

Aggiornamento  del 4  ottobre : è iniziata la raccolta di firme in Piazza di Corte con  il fattivo contributo del club Forza Silvio di Ariccia


1 commento :

  1. con questo commento esprimo un parere soltanto nei confronti del reparto di oncologia ed i suo "medici". la professionalità e l'umanità purtroppo non si studiano all'università...e come mi ha detto più volte un Oncologo con la O maiuscola dell'ini, e ripetuto da un altro Oncologo dell'ifo,"esistono oncologi e oncologucci, vi siete imbattuti purtroppo nella seconda categoria"....l'oncologo deve capire che non è Gesù in terra, e non sarà lui a guarire una persona dal cancro, per questo la sua principale dote deve essere umanità! x gli oncologi di Ariccia i loro "clienti" sono come buste del latte sul quale apporre la scadenza. Ci sarà una giustizia divina!

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