domenica 26 gennaio 2014

IL CAPITALE UMANO

GENITORI E FIGLI  NELLA SUPREMAZIA DEL  DENARO

Una sceneggiatura più solida di quelle a cui siamo abituati per l’ultimo film di Paolo Virzì, “il Capitale umano” tratto dall’omonimo romanzo americano di Stephen Amidon e riadattato con l’aiuto di Francesco Piccolo e Francesco Bruni. Le location del Connecticut sono trasposte in un paesino della Brianza, che non è sottratto all’ormai comune ritratto del paesaggio industriale, grigio, freddo e metallico come era già la Milano dei film di Antonioni.
Roberta (Valeria Golino), psicologa, è la compagna incinta di Dino Ossola (Fabrizio Bentivoglio), aspirante immobiliarista e padre di Serena (l’esordiente Matilde Gioli) che ha perso di vista anni prima la madre naturale, ora in  Romania con una nuova  famiglia. Carla Bernaschi (Valeria Bruni tedeschi), ex attrice di teatro, rinuncia al palcoscenico per una vita piatta da ricca moglie mantenuta del banchiere Giovanni Bernaschi (Fabrizio Gifuni). I due hanno un figlio, Massimiliano (Guglielmo Pinelli), che nonostante si adoperi per ricevere la stima e le attenzioni dei genitori, non riesce ad altro che a deluderne le aspettative.  Le storie delle due famiglie si intrecciano in più casi: Dino Ossola si rivolge a Giovanni Bernaschi per un iperbolico investimento in comune con cui di nascosto possa anche estinguere la mole di debiti accumulati; un amore unisce Massimiliano a Serena, la quale però non ricambia più, forse stanca dell’immaturità ricca e viziata del ragazzo; la stessa macchina della polizia che si presenta davanti le due case. Si scopre così un “incidente di percorso” sfociato in tragedia- anticipata dalle prime immagini del film- durante una festa a cui entrambi i figli sono stati invitati e che avrà non poche conseguenze per le due coppie di genitori. L’espediente della suddivisione in quattro capitoli permetterà di allargare progressivamente le stesse scene, dando di volta in volta maggiori strumenti allo spettatore per capire la soluzione del thriller (che non vi anticipiamo).
Mentre proseguono le indagini per trovare i responsabili, si accavallano le psicologie dei protagonisti.  Giovanni Bernaschi è un magnate della finanza, che misura cose e persone, figlio incluso, esclusivamente in base alla loro produttività. Carla si guadagna un posto nel mondo solo a colpi di bonifici bancari. Prova a riscattarsi convincendo il marito a sovvenzionare la ristrutturazione di un teatro, salvo poi piangere disperata in un’auto alla notizia del coniuge di convertire lo stesso teatro in appartamenti da vendere, per evitare la bancarotta. Massimiliano cerca l’aiuto della madre, che si conferma assente in un momento di difficoltà. Dino svende una confidenza virtuale rubata alla figlia, in cambio di una montagna di soldi e di un viscido bacio. Serena merita il penultimo capitolo. Su di lei ricadono gli sbagli di tutti, lei si fa carico della soluzione di tutto. Indipendente, coraggiosa nel silenzio, è un’adolescente che sostituirà una madre quando ce n’è il bisogno,  e uno zio quando sarà di supporto al ragazzo autolesionista di cui si innamora, scombinando totalmente i ruoli che la società assegna.
Il film si conclude con una precisazione importante: il capitale umano è il termine tecnico con cui i periti assicurativi sono soliti designare lo studio di un individuo, l’età, il peso, le sue condizioni di salute, la sua aspettativa di vita, per poter stabilire l’importo di un risarcimento. Illuminanti le parole del trailer: “Vi Vogliamo bene, vi vogliamo felici, vi vogliamo vincenti. Abbiamo fatto tutto questo per il vostro bene. Siamo i genitori migliori del mondo. Per voi ci siamo giocati tutto. Anche il vostro futuro.”


Barbara Sabatino

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