sabato 28 novembre 2015

Un Libro per caso - ALEXANDRE DUMAS "L’AVVELENATRICE"

                                                                                                                              di Francesca Senna
Tra il 1839 e il 1840, Alexandre Dumas, decise di lanciarsi, da grande sperimentatore qual era, in un genere letterario ancora nuovo, ma destinato a riscuotere un grande successo, quello del romanzo-inchiesta su crimini efferati e storicamente celebri. Il primo volume dei Crimes célèbres (Crimini celebri) fu dedicato ai Borgia e ai loro veleni, il successo fu tale che ben presto Dumas si trovò a sfornare un libro dopo l'altro: uno di questi fu proprio “La marquise de Brinvilliers” , o “L'avvelenatrice”, dedicato a Marie-Madeleine d'Aubray, marchesa di Brinvilliers, serial-killer francese del XVII secolo, la donna il cui processo fu solo uno dei più noti del clamoroso “Affare dei veleni”, in cui risultarono coinvolti molti notabili di Francia, inclini a risolvere i problemi esattamente al modo dei Borgia, con una buona dose di pozioni fatali.
Marie-Madaleine d'Aubray -L'avvelenatrice può essere considerata l'antesignana della celebre Milady, la terribile nemica dei moschettieri, con una grande passione per il veleno. La bella e affascinante marchesa tentò di avvelenare, il padre, i fratelli, la sorella, una cameriera e, secondo Dumas, anche diversi sconosciuti, che furono semplici cavie dei suoi mortali rimedi, il tutto allo scopo di ottenere una eredità più cospicua e la libertà di vivere separata dal marito, in compagnia del suo demoniaco amante.
Dumas non si accontenta certo di presentare ai suoi lettori una storia morbosa, piena di dettagli truculenti e nemmeno di descrivere la contessa di Brinvilliers come una donna odiosa e repellente; ha tutta l'intenzione di farci amare la sua perfida marchesa, di farcela apparire crudele e senza coscienza in un primo momento, al limite stesso della follia, per poi farcela piangere e compatire nel momento della sua condanna, che coincide anche con un assoluto e contrito pentimento.
La parte più rilevante de “L'avvelenatrice” è infatti dedicata alla difficile conversione della fatale marchesa. Alla fine del romanzo si è così partecipi del dolore di questa donna, che fino a qualche pagina prima progettava addirittura di uccidere i suoi carcerieri.

La lingua obsoleta potrebbe in un primo momento frenare ma, Dumas è sempre scorrevole e una volta addentrati nel racconto la prosa risulterà naturale.

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