domenica 14 febbraio 2016

Un libro per caso - Una Storia Semplice - di LEONARDO SCIASCIA

di Francesca Senna
Sciascia, come definito nel titolo inventa “una storia semplice” ma che invece risulta essere complessa nella trama e nel messaggio che vuole denunciare (i numerosi problemi legati alla criminalità che persistono in Sicilia). Il romanzo (o racconto lungo) fa pensare agli innumerevoli casi insabbiati, ai contatti della criminalità con le amministrazioni e, nel personaggio del brigadiere, alla voglia di alcune persone di far cambiare le cose ma i cui ideali finiscono per essere schiacciati dalla negligenza delle istituzioni.
Sciascia, in una intervista, rivela che lo spunto compositivo risale ad un episodio capitato anni prima sulla strada di Agrigento, quando la sua vettura venne fermata dai viaggiatori di un treno bloccato al semaforo, secondo i quali il capostazione poteva essersi addormentato, dimenticandosi di dare il segnale di via libera.
Giorgio Roccella, un diplomatico in pensione, ritorna in Sicilia, nel paese d’origine, perché desidera recuperare due pacchetti di lettere, uno indirizzato da Garibaldi al bisnonno e l’altro da Pirandello al nonno. Comunica queste sue intenzioni al vecchio amico professor Carmelo Franzò, con il quale pranza, prima di farsi portare da un taxi nel proprio villino di campagna. Appena giunto nella vecchia dimora, Roccella telefona all’amico, meravigliato per due fatti insoliti: l’installazione, mai richiesta, di un telefono e il ritrovamento di un famoso quadro scomparso da diverso tempo.
Roccella informa anche la polizia, in quanto ha scoperto nella sua abitazione qualcosa di cui non indica la natura. Alla stazione di polizia, il commissario non vuole prendere sul serio la faccenda; suppone si tratti di uno scherzo e non ritiene necessario predisporre un intervento urgente. Lasciando l’ufficio, invita il brigadiere Antonio Lagandara a dare un’occhiata il giorno seguente. Quando all’indomani Lagandara si reca alla masseria, trova il cadavere di un uomo, che comprende subito essere quello di Roccella, ucciso da una vecchia pistola, ora abbandonata sul tavolo. Accanto su di un foglio è scritta la frase: “Ho trovato”, seguita da un punto. Il brigadiere capisce subito che si tratta di un omicidio che si vuol far passare per suicidio. Polizia e Carabinieri intralciano le indagini per la loro consueta rivalità e questore e magistrato non capiscono nulla di quanto è accaduto. Non convinto dell’interpretazione che si vuole fornire agli eventi, il brigadiere Lagandara scopre con sgomento che….

Emblematica è la frase di Dürrenmatt, posta come epigrafe al testo: Ancora una volta voglio scandagliare scrupolosamente le possibilità che forse ancora restano alla giustizia. Per il momento in cui il romanzo fu scritto (1989, l’anno della morte di Sciascia), queste parole hanno il sapore di un testamento spirituale.

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