giovedì 24 gennaio 2013

IL GIORNO DELLA MEMORIA - AD ARICCIA "YOSSL RAVOKER SI RIVOLGE A DIO"


Il Giorno della Memoria, secondo lo spirito della legge che ha istituito questa giornata, non deve essere solo un evento commemorativo, ma anche e soprattutto un evento culturale e didattico che valga come monito alle future generazioni perché mai più si ripeta che l'Italia, in aperta contraddizione con le sue tradizioni di libertà e di umanità, si trasformi, come è avvenuto dal 1938 al 1945, in uno Stato persecutore di quei suoi stessi figli che coraggiosamente, lealmente, con dedizione e con altruismo avevano versato il proprio sangue sia nelle guerre d'Indipendenza che nel Primo conflitto mondiale”. (Renzo Gattegna, Presidente Unione Comunità Ebraiche)
Il 27 Gennaio è l'anniversario della liberazione di Auschwitz, un giorno che non si deve dimenticare e da 13 anni, in questa data, si commemorano le vittime della Shoah, della mostruosa (talmente “mostruosa” da risultare “incomprensibile”) volontà nazista di sterminare un intero popolo. In questo giorno i canali televisivi, con una programmazione dedicata ricordano attraverso film importanti come “La Vita è Bella” di Benigni, su Rai1 o “Schindler's List” di Spielberg, su Iris. Per avere una panoramica completa dei programmi Tv del 27 Gennaio potete cliccare QUI.
Anche altre realtà culturali si impegneranno per non dimenticare e fra queste vogliamo ricordare lo spettacolo teatrale che verrà interpretato dall'amico Gino Criscuolo al Teatro Bernini di Ariccia: YOSSL RAVOKER SI RIVOLGE A DIO, da Zvi Kolitz con Luigi Criscuolo, appunto, e per la regia di Gabriele Marcelli.
Nel settembre 1946 questo libro venne presentato come l’ultimo messaggio scritto da un combattente del ghetto di Varsavia mentre l’assedio delle forze tedesche si stringeva attorno al quartiere ebraico. Anche se è da inquadrare esclusivamente come un testo letterario Yossl Rakover rimane una delle più interessanti analisi sull’ebraismo e sulla Shoah. “…Intanto però sono ancora vivo, e al mio Dio, prima di morire, voglio parlare come un vivo, come un semplice uomo, che vive e ha avuto il grande ma disgraziato onore di essere ebreo.”
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