martedì 7 maggio 2013

UNA NUOVA LOBBY DEI RIFIUTI?

Dal Movimento 5 stelle Albano Laziale riceviamo e volentieri pubblichiamo su questo blog


A pensar male si fa peccato, ma come il detto “enuncia”, ci si azzecca sempre ed in materia rifiuti ancor di più.
Lo scorso 11 Aprile 2013, presso Palazzo Montecitorio è stata presentata la proposta di legge (LP) rifiuti zero, per mezzo del Comitato Promotore, di fronte a molti parlamentari 5 stelle, ma anche liberi cittadini. La proposta nasce mirando al riuso e al riutilizzo dei materiali (carta, plastica e legno) abolendo il concetto d’incenerimento e di discarica. La presentazione serviva in particolar modo al 5 stelle per capire se appoggiare o meno la LP. Il dubbio, per molti attivisti e non, riguardava e riguarda, crediamo tuttora, la visione della LP sullo smaltimento della componente organica del rifiuto. L’art 14 della proposta è stato severamente contestato da alcuni presenti in aula, attivisti nei comitati di lotta territoriale contro ogni qual forma di profitto derivante dalla gestione speculativa dei rifiuti per di più se lesiva della saluta dei cittadini, tra cui il Chimico NoInc Aldo Garofolo, quindi medici dell’ISDE, Dott. Mocci, alcuni parlamentari 5 stelle, Adriano Zaccagnini, la senatrice Paola Nugnes e attivisti 5 stelle area Roma Sud, .

Premesse tutte le criticità in materia di impianti di digestione anaerobica ( che definiremo in seguito per convenienza IDA), l’art.14 prevede si il trattamento aerobico (processo naturale) dell’organico, ma auspica anche quel trattamento anaerobico che abbiamo indicato altamente pericoloso in passato, e quindi un sistema di fermentazione mirato alla produzione di biogas (Qui il testo della proposta di legge)
I cosiddetti IDA, menzionati nell’art.14 comma 2 e 3, si compongono di camere di digestione della materia organica in assenza di ossigeno. Dalla fermentazione si origina il biogas, con un 55% circa composto da metano. All’articolo 14 comma 3 seconda riga, risulta che nell’impianto deve essere “espressa” la finalizzazione alla trasformazione della totalità del biogas prodotto in bio-metano. Non indicando l’obbligatorietà di tale processo, come osservato durante l’incontro a Montecitorio, Emiliano Bombardieri (Albano laziale) (video sotto) si presume che la finalizzazione in questione sia una scelta del tutto legata al progettista e alla proprietà dell’impianto, privilegiando eventualmente, come indicato al comma 3, la immissione in rete o, a quanto pare la combustione in loco per auto-sussistenza dell’impianto (ci domandiamo quanto è la quota parte per l’auto-sussistenza?). Questa seconda possibilità sarebbe perseguibile per impianti di piccola potenza termica, ovvero la totalità degli impianti previsti già ora e, in futuro, dalla proposta di legge stessa. Si sancisce inoltre che, dall’entrata in vigore della legge, nessun biogas non trattato potrà essere inviato alla combustione. Ma, considerando quella obbligatorietà, non indicata in precedenza, ci si domanda quale utilizzo potrà esserne fatto del biogas, se non un filtraggio alquanto discutibile, dati i residui, e a questo punto la probabilità di una combustione diretta sul posto? La mancanza di controllo degli enti competenti su tali impianti, (Arpa. Asl, Uffici tecnici comunali) è cronaca quotidiana, su tutto l’attuale ciclo di chiusura del ciclo dei rifiuti. Acconsentire a tali processi creerebbe un ulteriore buco nero, industrializzato, nella chiusura del ciclo dei rifiuti permettendo il proliferare di veri e proprio piccoli inceneritori con un alto rischio esplosivo trattandosi di piccolo accumulatori di gas. (D.M 22/7/2007)
Non si può continuare a pensare ai rifiuti come sistema da cui trarre profitto. Sebbene la legge accenni al fatto che i certificati verdi verranno eliminati, non v’è in tutta la proposta di legge alcun accenno all’abrogazione dell’art 21 Dlgs 28/2011, ovvero agli incentivi che vengono rilasciati per gli impianti che producono energia tramite combustione di biogas… inoltre, cosa ne sarà dell’organico di fine processo che gìà il Tar Toscana e CDS hanno definito rifiuto speciale? Chi controllerà l’organico in ingresso? Perché industrializzare un processo a cui madre natura vede e provvede in maniera totalmente spontanea? Quanti, quali e che strada prenderanno i residui, altamente pericolosi, di tutto il processo anaerobico qui descritto? A queste domande è stata data forse risposta, quando durante l’assemblea seduto tra le sedie dell’ente Promotore della legge, l’Ing. Andrea Masullo ha avuto qualche difficoltà ad ammettere che lui stesso è consulente della Marcopolo engineering a seguito di un sollecito alla trasparenza del cittadino attivo del 5 stelle di Albano. La Marcopolo engeenering è una SPA con varie partecipate sparse in Italia (per dirne alcune Semia Green srl, Far Energia srl, Biogas Nord Italia srl ma anche il Consorzio Italiano Compostatori). 
L’oggetto sociale è legato al mondo dei rifiuti, con un capitale sociale di oltre 14 milioni di euro. Ai Castelli Romani la si conosce come proprietaria della centrale a biogas da 1Mw nella discarica di Roncigliano. A Genazzano è conosciuta come progettista di un impianto di piccola taglia di centrale con trattamento anaerobico; proprio a Genazzano la Marcopolo engineering mise in luce, durante l’inverno scorso, il suo diretto interesse con la LP (manifesto su richiesta) durante un’assemblea in cui era sempre presente anche l’Ing. Masullo. A questo punto ci domandiamo, se si tratta veramente di una proposta di legge popolare o l’ennesima ricerca di profitto da mascherare, in maniera sospetta, con una raccolta firme ambigua? In nome della trasparenza, dell’onestà, e della tutela dei salute dei cittadini e del territorio, il 5 stelle di Albano, non condivide e condanna tale veduta ampiamente discussa da oltre un anno, anche sul portale Meetup Regione Lazio, perseguendo sistemi che mirano alla non combustione e a processi del tutto naturali per il riciclo dei materiali, in particolar modo dell’organico.

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