venerdì 13 maggio 2016

Ariccia - Emilio Tomasi risponde alle dichiarazioni diffamanti di Serra Bellini e Cianfanelli sulle nomine degli scrutatori


Emilio Tomasi, ex membro dell'ex maggioranza, oggi convinto sostenitore della candidatura di Roberto Di Felice, risponde con stile alle diffamanti dichiarazioni che ieri hanno "urlato" sulla stampa on-line e sui social network i suoi avversari politici in relazione alla vicenda delle nomine degli scrutatori per le prossime amministrative di Ariccia.

In quanto membro della commissione elettorale provo disgusto per le affermazioni del candidato Serra Bellini.
Egli insinua il sospetto sull'operato della Commissione elettorale che opera sotto il controllo del Commissario Prefettizio perché evidentemente è abituato a truccare e falsare gli esiti delle consultazioni popolari. 
E’ d’obbligo ricordare che la candidatura di Mauro Serra Bellini è passata in violazione delle regole statutarie che imponevano le consultazioni primarie. 
Serra Bellini ha tacitato gli altri contendenti attraverso una raccolta di firme a dir poco non trasparente, fuori delle sedi a ciò dedicate e senza che che le stesse venissero autenticate. 
Mauro Serra Bellini evidentemente abituato a fare “impicci” pur di ottenere la poltrona rivolge agli altri l'accusa di violare le regole democratiche alla stregua di come egli è abituato a fare.
L'accusa, del resto, è nello stile arrogante e diffamante del suo dante causa (Emilio Cianfanelli). 
Va ricordato, infatti, che la commissione elettorale è stata eletta dal consiglio comunale uscente e che, esattamente come in precedenza (ultimi 5 anni), ha indicato i nominativi degli scrutatori da un elenco prestabilito di aventi diritto. 
La verità è che le parole di Serra Bellini tradiscono la patente frustrazione di non aver potuto imporre alla Commissione i nominativi di persone a lui gradite e la grottesca denuncia si risolve in una assunzione di grave responsabilità in ordine alle disfunzioni delle operazioni di scrutinio del 2011, perché Serra Bellini non fa che confessare che gli scrutatori allora vennero selezionati secondo una logica partitocratica di maggioranza.

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